Esame di Avvocato

Esame di avvocato: se lo scritto è copiato non sempre può essere annullato per plagio

Statisticamente molti compiti di aspiranti avvocati vengono annullati dalla Commissione in fase di correzione perché “troppo simili” tra di loro o perché riproducono in parte o in toto parti di manuali. Ma chi stabilisce il limite tra il “copia e incolla” fraudolento e la riproposizione meccanica di principi giurisprudenziali talmente consolidati da essere potenzialmente conosciuti a memoria? E’ il Tar.

Nello specifico il riferimento è a una sentenza del TAR Lecce, chiamato a decidere su un ricorso avanzato da un candidato che si è visto annullare per plagio le prove scritte (inizialmente considerate sufficienti e valutate 30/50 e poi annullate perché uguali a quelle di un altro esaminando). Il Tar ha ritenuto che le parti dell’elaborato incriminate rappresentassero principi normativi fondamentali e non esposizioni personali. Viene citata ad esempio la trascrizione dell’art. 56 c.p. Il Tar ha quindi chiesto ai professionisti incaricati di correggere i compiti, una maggiore elasticità nel distinguere casi di plagio da trasposizione letterale di norme, articoli o fonti giurisprudenziali in genere.

L’uso dei codici commentati peraltro alimenta questo rischio di somiglianza tra gli elaborati e sarebbe evidentemente ingiusto discriminare i candidati in queste ipotesi. E’ innegabile peraltro che gli studenti utilizzino spesso testi comuni e che quindi sia ipotizzabile la trasposizione mnemonica di alcuni passaggi.

Nel caso specifico l’elemento presente in entrambi gli elaborati erano il ricorso allo strumento del “tentativo”: l’iter seguito dai due candidati peraltro era diverso (uno richiamava la mancanza dell’elemento soggettivo e l’altro l’articolo 115 c.p. ovvero l’accordo non punibile). Il rischio è che questa sentenza rappresenti un precedente per giustificare ogni ricorso per testi annullati per plagio e palesemente copiati.

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